12 maggio 2010
Cari uomini vi sarà sicuramente capitato di sognare la vostra famiglia come fosse quella della reclame della pasta Barilla o delle merendine del Mulino Bianco. Una casa strepitosa a più livelli, i figli tutti biondi con i boccoli da angioletti, l’assenza totale dei suoceri, fuori un prato di spighe mosse da un vento tiepido e baciate da un sole lucente. Una moglie simile ad una fotomodella sempre sorridente, bella, esile con dei capelli mossi dal vento che soffia addirittura direttamente dentro il nostro appartamento anche se le finestre restano chiuse, giusto per rendere vivi i capelli vaporosi di vostra moglie. E poi la tavola, il banchetto dove tutti sono felici e si regalano sorrisi mangiando piatti preparati da una moglie cuoca provetta e con al centro della tavola un pane soffice e addirittura caldo a qualsiasi ora della giornata. * Poi vi svegliate e magari il giorno dopo state tornando a casa e fate per citofonare. Dopo appena una mezz’ora di attesa senza che nessuno si sia degnato di venire a rispondere, una vocina squillante dal microfono a parete vicino il portone di casa vi dice con fermezza: “chi è”. Rispondete, “sono io”. Ed ancora la vocina, “io chi?”. E voi: “Ma come io chi, io, io, sono proprio io”. Dall’altra parte l’ innocente fanciulla (vostra figlia), opportunamente formata ed istruita dalla cara mammina, replica: “non abbiamo bisogno di nulla, ripassate un’altro giorno, arrivederci”. E come se non bastasse arrivati sul pianerottolo non appena la porta di casa finalmente si apre, davanti ai nostri occhi anzichè la fotomodella da sballo vi appare una figura con un casco di bigodini e uno strato di ceretta sopra la bocca per eliminare l’insorgere dei baffi. Fate per entrare e giù il primo urlo che vi avverte del divieto di camminare sulla cera appena passata. Vi vengono finalmente lanciate le pattine con le quali attraversate il corridoio pensando di raggiungere il bagno, Ma anche stavolta giunge tempestivo super tarzan con la sua liana impedendovi di entrare perchè appena pulito. Per fortuna abbiamo il nostro catedere portatile dentro la borsa con annesso pappagallo. Vi accomodate in poltrona e subito comincia una scarica di parole che si abbattono come fossero pugni repentini sul vostro povero cervello. Dopo pochi minuti il malcapitato assume le sembianze di un pugile suonato prossimo al nocaut. E intanto lei parla, parla, parla e poi dice:”che ho detto? vuoi vedere che non mi ascoltavi? E noi furbi, “ma come no, ecco, sai, io sono d’accordo con te, in fondo è proprio come dici, alle volte, insomma quanno ce vò, ce vò, embè”. A questo punto l’urlo di Van Gogh diventa un misero scarabocchio di fronte all’eruzione multipla di decibel proveniente dalle poderose fauci della cara mogliettina. *Cari amici svegliatevi e rallegratevi siete atterrati a casa vostra, dove le calze non vanno mai in coppia, i cassetti non si chiudono mai da soli, i vestiti sono normalmente pieni di crucce, lo specchio del bagno è disseminato di goccioline e dove si aprono discussioni cruente su come deve stare la tavoletta del Vater, su o giù. Ogni occhiata può ferire e ogni sguardo può diventare un problema irreparabile. Il matrimonio non è un problema da risolvere o un progetto da completare è più semplicemente un rapporto interpersonale all’interno del quale si deve imparare una lingua diversa dalla nostra lingua madre, possibilmente lo stesso linguaggio che parla nostra moglie che se non ci fosse, diciamocelo sinceramente, bisognerebbe inventarla. W le donne.
6 aprile 2010
“Non stiamo mai insieme, sei sempre preso dalle tue cose, pensi sempre a te stesso. La domenica cadi in letargo farmacologico”. Chissà quante volte ci sarà capitato di ascoltare queste frasi da nostra moglie. Ed allora fu esattamente in occasione di un fine settimana della prima decade di aprile 2009, quando decidemmo di far visita alla Necropoli Etrusca di Tarquinia. Mi ricordo che feci il possibile per mostrare alla mia cara mogliettina un’ equilibrato entusiasmo e una sostanziale meraviglia di fronte ad un programma fuori porta che in realtà mi schifava solo al pensiero. Vi era per lo più un’aggravante che sarebbe consistita nel non seguire in diretta lo svolgimento delle partite del campionato di calcio. La Quaresima è tempo di espiazione e di grande sacrificio ma sinceramente pensavo si trattasse di una rinuncia troppo esagerata che non avrebbe sopportato neanche un santo di dichiarata fama. Nonostante tutto pronunciai il mio fiat e partimmo alla volta della famosa necropoli. Tra i numerosi loculi mia moglie non faceva mistero del suo proverbiale entusiasmo e si calava, come saltasse tra i sassi di uno stagno, da una tomba all’altra in tempi da record. “Vieni a vedere che dipinti, che luogo particolare, chissà chi era costui, forse un re, un principe, che meraviglia…dai vieni, ma che fai lì fuori?” Le rispondevo:”Non preoccuparti preferisco restare quì con il piccolo a respirare quest’arietta così fresca, vai tu, così poi stasera a casa mi racconti”. In realtà avevo portato con me una micro-radiolina che riuscivo a nascondere in una mano. “Ma che fai, cosa stai ascoltando, non mi dire che anche oggi gioca la Roma, tanto perde che te la senti a fare?”. Hai capito adesso si mette anche a gufare e mi domando come abbia fatto a vedere la micro radiolina dalla cima di quel loculo! Gli dico:”No, non ti preoccupare, non sto sentendo le partite, mi stavo semplicemente stappando un’orecchio, sarà quest’umidità….e poi la Roma lasciala stare, cosa c’entra, non è detto che perda”. Mi risponde: “Ma che dici, perde, perde, dai lascia stare vieni a vedere questa……, ti ordino di venire a vedere, adesso, subito, possibile che non hai un minimo di desiderio culturale?” Rispondo prontamente: “E vabbè, mo vengo.” Decido quindi di mollare il passeggino con il piccolo a mia moglie per apprestarmi a vestire i panni dello speleologo che sprofonda nella cavità tombale. Non vi dico con quale entusiasmo avevo deciso di affrontare la visita al trullo etrusco. Scendo i primi scalini e poi risalgo velocemente rivolgendomi a mia moglie:” Avevi ragione amore è bellissimo, però mo basta ridammi la guida del carrozzino e fatti pure gli ultimi sepolcri”. Mia moglie: “Devi andare fino in fondo se vuoi vedere bene gli affreschi, dai scendi tutti i gradini, forza fannullone d’un romanista da strapazzo”. Gli rispondo: “Badi come parla e ritira subito le offese altrimenti non scendo”. Poi ormai rassegnato cerco di compiere fino in fondo l’atroce penitenza e scendo, scendo fino ad arrivare agli ultimi 10 scalini che anche a distanza si vedeva erano molto più lucidi e levigati degli altri, forse grazie all’alta pedonabilità dei vari pellegrini. Ad un certo punto un volo d’angelo come fossi diventato un trapezista del glorioso circo Togni ricadendo di schiena alla Fosbury direttamente sulla tomba dell’ignoto etrusco. Chissà se la botta avrà provocato un improvviso risveglio del decuius che certamente avrebbe esclamato: “Ma chi è sto rompi palle de romano che viene a svegliarmi, ma non se ne poteva stare sul divano de casetta sua?”. Morale della faccenda è che riemergo in superfice con una spalla rotta che mi viene immobilizzata in ospedale più successive cure riabilitative per almeno un sei mesi di trattamento. La Roma per giunta perse con il Napoli fuori casa.
Cosa sarebbe la nostra povera vita senza combattimento per un rapporto di alta qualità, senza ferite, senza rotture (di ossa ovviamete…..) ?
19 marzo 2010
Ormai ci divide soltanto una mezza luna dalle prossime elezioni e questa sera, mio malgrado, sono capitato in una conferenza politica perchè un amico ha deciso di entrare nel carrozzone degli aspiranti “onorevoli colleghi”. Si è parlato nel solito politichese di piano programmatico, interferenze politiche, lavoro per tutti assicurato, portello del cittadino, decentrare, partitocrazia, bipolarismo, vicini alla gente, meno tasse per tutti. L’impressione è che siamo arrivati proprio in fondo al barile e per nostra fortuna potremo soltanto risalire. I politici e i loro meccanismi perversi, imbrigliati nelle correnti e nei capi cordata sono diventati inutili e dannosi, perfino a loro stessi. Ci dispiace soltanto osservare inermi alla quantità di soldi che si buttano via ad uso e consuno della stessa galassia politica. Ricordo, a me stesso innanzitutto, che io sono quello che sono e che ho deciso liberamente di essere. Da me dipende tanta gente che segue e che ricorderà il mio esempio. Non abbiamo bisogno dei politici per fare il bene e nemmeno delle lobby o di gruppi più o meno organizzati. Io, OGGI, ho scelto di agire nel modo in cui presumibilmente agirò e non mi concederò nessuna pausa o distrazione cercando di essere il più coerente possibile. Domani dovrò affermare la stessa cosa e così ogni giorno della mia vita perchè i comportamenti non si sommano come la tecnologia e non basta una conferenza o un’apparizione in TV per essere certi che l’agire umano sia perfettamente sincronizzato con la missione che ci siamo dati. Il politico del terzo millennio è abbagliato dal potere e dalla bella vita e non si preoccupa troppo di cosa ha promesso e a quante persone.
“Che la tua vita non sia una vita sterile. Sii utile. Lascia traccia. Illumina con la fiamma della tua fede e del tuo amore”.
20 febbraio 2010
Sono stato per lavoro a Beirut, in Libano, la terra dei Fenici. Ho dormito a Biblos la città più antica del mondo, nel quartiere di JBeil. Un Presidente cristiano Maronita e un capo del Governo musulmano, insieme per il bene della loro nazione. Diciotto comunità perfettamente ed equamente rappresentate in parlamento e nell’esercito militare. Sulle montagne i villaggi che si estendono fino alla Siria che li dominava prima dell’indipendenza. Un popolo istruito che conosce almeno 3 lingue. Una dispersione scolastica pari al 3%, praticamente nulla rispetto alla nostra che si attesta al 30%. Non esiste il divorzio e contrariamente a quanto noi occidentali possiamo immaginare, le famiglie sono veramente unite ed ospitali. C’è un posto a sud del Libano sotto Sidone, nella valle di Tiro, dove si venera la Madonna di Mantara, nell’arcivescovato Greco Melchita Cattolico della Diocesi di Saïd e Deir-Al-Kamar, nel villaggio di Maghdouché. Le folle di pellegrini sempre più numerosi che vi si recano hanno indotto le autorità ecclesiastiche a costruire in questo posto una Basilica. “Mantara” deriva dalla radice del verbo arabo “Natara” che significa, attendere. Le viene dato il nome di Madonna di Mantara (La Madonna dell’Attesa) poiché la Vergine ha atteso “Natarat” Gesù venuto per predicare a Saida, cioè Sidone, dove guarì la figlia della Cananea (Mt 15, 21-28 e Mc 7, 24-31). Sembra di vederla in quella piana che attende suo figlio Gesù.
CARI AMICI, IL TEMPO DELL’ATTESA E’ FINITO e noi che abbiamo scelto responsabilmente e consapevolmente di costruire una famiglia cristiana dobbiamo reagire con tutti i mezzi, dico qualunque mezzo, per difendere con i denti la Famiglia fondata sul matrimonio e aperta alla vita. Non possiamo permettere che in occidente 4 cialtroni mettano sempre più in discussione l’unità e il fondamento del matrimonio. Dobbiamo restare uniti a testuggine e vinceremo.Non sarebbe male che in ogni famiglia si progettasse il proprio giornalino con la redazione, i giornalisti, gli inviati sul campo, ecc. Un giornale di poche pagine che parla di ciascuno di noi, di cosa accade all’interno delle nostre famiglie da divulgare nelle scuole, nelle parrocche, nel proprio palazzo, senza il timore di violare chissà quale privacy ma con discrezione e con l’obiettivo di far capire a tutti che insieme si può e si deve. Hasta la Victoria. Siempre.
2 febbraio 2010
A Reggio Calabria l’ 80% della popolazione maschile si chiama Giuseppe. Mio suocero reggino anche lui non poteva certo smentire la tradizione calabra. Pino, un personaggio robusto, con circa 130 chili di morbidezza addosso. Capelli bianchi, pelle lucida e tirata come fosse la membrana di una batteria. Raramente veniamo invitati a casa loro perchè il pranzo o la cena richiedono, secondo le usanze, un tempo di preparazione superiore ai tre giorni. A casa di calabresi doc non si improvvisa mai, non esistono panini mordi e fuggi, modello fast food, ma si privilegia una cucina slow food, alla carta per così dire. La media delle portate si aggira al di sopra dei 10 piatti per ciascun ospite o vittima designata, che dir si voglia. Quel giorno sembrava avessero cucinato per un battaglione dell’esercito Assiro Babilonese mentre in realtà eravamo soltanto 8 persone in tutto. L’antipasto consisteva in 32 uova sode decorate come fossero ciascuna dei piccoli porcellini con occhi, naso e orecchie farcite da verdure varie. A seguire 6 piani di melanzana alla parmigiana con all’interno una specie di dispensa alimentare fresca o riciclata recente. Maiale in tutte le maniere, fritto, bollito, lesso con maionese e burro, arrostito, tritato. In aggiunta al pane, brandelli di cotiche affumicate per i buon gustai. Polpette di carne come dessert, prima fritte poi bollite immerse nel sugo, cotto a fuoco lento, per almeno 4 ore. Se le polpette dovessero per disgrazia cadere in terra rischierebbe l’incrinatura finanche la più incallita tra le mattonelle di marmo esistenti al mondo. Rambo utilizzava le famose polpette calabresi quando era un valoroso soldato in Vietnam per combattere ed annientare i Viet Cong. Alla fine del pranzo verso le 17,30 del pomeriggio, gelato fritto per tutti. L’ombellico dei vari commensali era devastato e totalmente deformato fino ad assumere una forma sempre più simile ad un tombino dell’ACEA. Piero Angela, fosse stato tra i presenti, avrebbe realizzato il miglior documentario sul fantastico mondo dei trichechi. Inoltre, nonostante il mio caro suocero continui a nutrirsi giornalmente come fosse un pinguino a meno 20 sotto zero, i suoi valori ematici con particolare riferimento al colesterolo e ai trigliceridi sono da paraganarsi a quelli di un sanissimo atleta olimpionico. Nel suo stomaco infatti si nasconde un inceneritore di quelli che hanno risolto la recente questione ambientale in Campania. Valli a capire sti medici e stregoni dietologi vari…….
11 gennaio 2010
Domenica mattina. Ad un tratto si ode una specie di sirena che rimbomba in tutto l’appartamento. “Dobbiamo andare, non vedi che è tardi? Fai presto e non scendere come al solito ad aspettarci in macchina mentre io intanto devo fare tutto da sola: preparare la borsa del bambino con il ciuccio, l’acqua, i biscotti, i pannolini, chiudere le finestre, chiudere il gas, chiudere casa, buttare la spazzatura. No. Mi dispiace, questa volta scendiamo insieme e mi assisti fino alla fine rendendoti utile. Questa abitudine deve finire, voglio che tu sia l’ultimo ad uscire di casa. Sai che ti dico? Oggi chiudi tu l’appartamento, mi raccomando sia sopra che sotto, io intanto scendo in ascensore.” Pochi minuti e improvvisamente suona impetuoso l’allarme generale del palazzo. Mio figlio Pietro esce sul pianerottolo e urlando mi dice: “Papà, papà, mamma è rimasta dentro l’ascensore tra il secondo e il terzo piano, che facciamo, chiamiamo il portiere?”. – “Fermo, stai fermo, nun te move, mamma in ascensore bloccata potrebbe essere un segno della divina provvidenza. Intanto godiamoci questi momenti di autentica tranquillità.” Faccio per uscire e la chiamo: “Emanuela, stai bene?”. – “Ma certo, come vuoi che sto, cerca di fare qualcosa piuttosto e non lasciare mai da solo il piccolo, andate a chiamare il portiere, i pompieri, i sommozzatori, la croce rossa, dai forza.” Intanto si era radunata una certa folla tra cui la signorina Bernassola, una vecchia zitella di 9o anni che mi dice: “Come fa a starsene così tranquillo e sereno quando sua moglie è lì dentro bloccata? si vergogni!” Stavo vivendo un momento magico immaginando addirittura che il portiere fosse assente per ferie. Ad un certo punto si sente traccheggiare dall’interno della cabina. Era mia moglie che con un ombrello aveva agganciato una molla sotto la pedana, appena fuori la grata delle due porticine e tirando a se con il manico era riuscita a liberarsi uscendo tra gli applausi dei condomini. Appena l’ho vista ho cominciato a piangere. Ed ecco la solita Bernassola che mi dice: “Adesso che fa piange? Dovrebbe ridere, invece”. E che te ridi, io che credevo di essere lievitato sopra una specie di nuvoletta me so ritrovato all’improvviso, senza nessun preavviso, nel bel mezzo del solito contrappello mattutino con tanto di alza bandiera. “Amore eccomi, dove andiamo?” - Mi risponde: “Ma dove vuoi che andiamo, da IKEA no?” – Meglio, ve l’assicuro, un’operazione al tendine di Achille senza anestesia. Solo chi ha provato una simile esperienza può capire il dolore profondo che il nome “IKEA” riesce a provocare alla maggior parte dei mariti nel mondo.
4 gennaio 2010
Avevamo ricevuto qualche regalo di troppo quest’anno, sotto l’albero. Che ne facciamo di tutta questa roba? Gli anni scorsi c’era l’abitudine di caricare in macchina il superfluo e di far visita a molte persone che vivono sulla strada nel nostro quartiere. Avevamo la mappa dei vari clochard: davanti la fiat di via La Spezia, al semaforo di via Monza, in via Carlo Felice davanti l’ingresso dei giardinetti, davanti la basilica di San Giovanni, ecc. A turno i miei figli scendevano e consegnavano un pacco alla persona che sostava in quel posto, regalandogli anche un sorriso ed un augurio di buon Natale. Quest’anno perchè non organizziamo una tombola al tiber club, un meraviglioso posto che frequentano due dei miei fantastici cinque? I doni ricevuti possono diventare l’ambo, il terno, ecc. per una maxi tombolata aperta alle famiglie del tiber e ai loro amici. Così è stato e ieri eravamo ben 130 persone tutte felici e speranzose di poggiare più ceci o fagioli possibili sulla casella corrispondente ai numeri chiamati dal tabellone. Ovviamente il pezzo forte della giocata era la tombola, un prosciutto di Parma, DOC. Tanti visi allegri, tantissimi bambini che scorazzavano nei corridoi e tante mamme e papà contenti di godersi la serata. Il mondo non finirà mai nonostante le prospettive più negative. Oroscopari da strapazzo, metereologhi depressi, economisti e politicanti non riuscirete a fermare la nostra SPERANZA e il desiderio di continuare a volerci sinceramente bene, nonostante le vostre patologiche previsioni.
28 dicembre 2009
Oggi mia madre compie 71 anni. Conosciuta da tutti gli abitanti del quartiere “Alberone”. Abita in largo Orazi e Curiazi a Roma ma soltanto da un punto di vista anagrafico perchè in realtà la sua vera casa è la piazza e i suoi parenti più stretti sono i negozianti, quelli che hanno i banchi al mercato, i condòmini del suo palazzo con cui si intrattiene giornalmente. Buona, generosa, accogliente e disponibile sempre. Se ti presenti dalla Sora Margherita a qualsiasi ora della giornata e all’improvviso lei ha veramente piacere se ti fermi a pranzo o a cena da lei, anche se si tratta di un gruppo più o meno numeroso. Mio padre morì nel 1995 ma per lei è come se continuasse ad abitare nello stesso appartamento. Si volevano un bene incredibile. Questa era ed è la mia famiglia di provenienza, mia madre casalinga, mia sorella vigilessa alla X° e mio papà Poliziotto con onore. Non credo che la famiglia in generale sia sfidata primariamente da questioni di carattere legislativo tout court (equiparazioni, unioni di fatto etc…). No, non mi preoccupano i vari cavilli finalizzati a teorizzare varie tipologie di famiglia. Personalmente credo che il nostro impegno debba essere innanzitutto nel fronteggiare gli attacchi alla famiglia che vengono da sottomodelli comunicativi dei media; dall’emergenza educativa nelle scuole; dal combinato disposto di crisi economica e sistema sociale bloccato che impedisce ai giovani di entrare realmente nel mondo del lavoro e di iniziare con entusiasmo l’avventura coniugale; nei confronti di una sottocultura dell’urbanizzazione che ruba spazi nelle città alle famiglie, all’infanzia ed alle necessità collegate; nei confronti della esasperazione dei ritmi di vita che rende la condivisione e l’ascolto, in casa, una rarità; nei confronti di politiche fiscali ed abitative pensate per uccidere le famiglie numerose.
24 dicembre 2009
E’ cominciato il conto alla rovescia e stasera nascerà Gesù Bambino. Vorrei tanto poterlo aspettare come ho aspettato la nascita degli altri figli e che restasse nel mio cuore per tutto il prossimo anno. Ma intanto incalza la tradizione e iniziano i digiuni preparatori. Mio suocero e mia madre sono da due giorni in perfetta astinenza per dare il meglio di se stessi tra oggi e domani. Stasera, dice mamma, “è vigilia stretta” nel senso che stamo tutti stretti intorno al tavolino fino alla massima dilatazione del nostro povero stomaco. Domani, tutti da me, ovviamente, come ogni anno. Si comincia con un aperitivo leggero, giusto per dare una lavatina alle budella. Poi iniziano ben tre portate di primi piatti abbondanti, passando per un pollo casareccio di una decina di chili, si tratta di una specie di cinghiale pennuto. Si finisce di pranzare verso le 17 del pomeriggio con un bicchiere di mastro lindo o di viakal, giusto per favorire la digestione. Poi si passa alla tombola per i bambini e per mio suocero al quale guai se gli si toglie il tabellone. Una quarantina di passate fino al mercante in fiera, 7 e mezzo, piattino, ecc. Intorno alle ore 21, fettine panate in quantità industriale, melanzane e fritti di ogni tipo. Ormai diventati degli aspiranti supplì umani, i maratoneti del Natale di casa Bartolomei si sdraiano in ogni dove, ruzzolando sui tappeti del salone. Prima di andar via, “scarta la carta”, i regali. Per me non c’è sorpresa sarà il solito dopo barba o l’ennesimo paio di pedalini. Amici del blog mi raccomando pur non potendo resistere alla festa pagana e di finire travolti dall’insolito destino mangereccio, troviamo il tempo, anche una povera mezz’ora, di ritrovarci davanti al presepe di casa nostra per godere dei prodigi della creazione e fingerci tra i protagonisti di quelle scene meravigliose accanto a Dio Nostro Signore.
18 dicembre 2009
Questo è il periodo storico della resa dei conti. Si susseguono i colloqui con gli insegnanti appena dopo aver ricevuto l’ormai celebre “pagellino”. Avendo 4 dei 5 figli in età scolare uno dei due coniugi è costretto a chiedere l’aspettativa per liberarsi da tutti gli impegni ed affrontare la lunga maratona dei post-it. Si, pechè oggi nelle scuole appena arrivi per i colloqui bisogna appiccicare il proprio post adesivo sulla porta dell’insegnante e mettersi in fila. Se lo spazio sulla porta è terminato i classici foglietti gialli si continuano a stendere sul pavimento raggiungendo, se necessario, la parete opposta. A casa mia tutto pare filare liscio quest’anno. Tutti i figlioli nessuno escluso sono piuttosto bravi a scuola. Il 70% di loro hanno ripreso dalla mamma, chiacchierano troppo in classe, ci dicono. Qualcuno addirittura esagera fino a compromettere la sua condotta generale. La sera si fanno i dovuti richiami se necessario, per mia moglie è sempre necessario, poi si distrubuiscono eventuali premi relativi alle eccellenze. Pur essendo al primo quadrimestre, se dovesse apparire anche un solo voto prossimo alla sufficienza il sergente “Patton” (mia moglie) sarebbe in grado di armare una contro offensiva che al suo confronto Rambo 5 la vendetta, diventerebbe una specie di cartone animato della serie Haidi e le sue pecorelle felici. In questo caso il digiuno ed i fioretti pasquali verrebbero anticipati d’ufficio e sarebbero assegnate con provvedimento d’urgenza, penitenze giornaliere e flagellazioni alla colonna. Il povero malcapitato verrebbe immediatamente messo alla gogna nella pubblica piazza mentre gli altri abitanti della casa verrebbero autorizzati ed incoraggiati a passargli davanti facendo gesti inconsulti e proferendo offese verbali di ogni tipo al povero malcapitato. Ovviamente la notte si veglia, ossia “nun se dorme” perchè lei ovviamente non riesce a mandare giù l’infamia di convivere con una quasi sufficienza. Per fortuna è come una malattia, una specie di influenza, poi passa ma ogni anno può durare qualche ora in più a seconda delle varie tempeste ormonali. “Siamo rovinati, che ne sarà di noi e di lui?”, “Ecco già me lo vedo per strada come un povero barbone che stende la mano ai passanti per avere un misero tozzo di pane”, “Ma la colpa è tua, dice a me, perchè quando io ti dicevo quel giorno, circa 8 anni fa quel martedì alle 17,45, che non avresti dovuto allacciargli le scarpe, ecco lo vedi adesso i risultati?”, “E no, ma stavolta agisco io, gli alzo la mangiatoia, anzi che dico gliela ropo la mangiatoia, a pane ed acqua, meglio solo ad acqua e poi gli spezzo l’osso del capo collo così capisce, vedrai, ci vorrebbe un’operazione al cervello, qualcosa di forte”. – Figlio mio, chiunque tu sia, cerca di puntare al massimo nel tuo impegno scolastico perchè è il tuo primo dovere quello di studiare tanto e bene con sacrificio, senza alzarti mai dalla sedia per almeno due ore al giorno. Hai un cavallo di battaglia che si chiama studio: ti proponi mille volte di far buon uso del tempo e, tuttavia, qualunque cosa ti distrae. A volte ti stanchi di te stesso, per la scarsa volontà che dimostri; anche se tutti i giorni ricominci di nuovo. Hai provato a offrire il tuo studio per intenzioni concrete? Per esempio un amico in difficoltà, per la sua salute, per l’affetto che gli viene negato, per le difficoltà economiche in cui versa, ecc.