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		<title>Auguro un 2012 ricco di comprensione reciproca</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 10:27:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Bartolomei</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tanti hanno detto, tutti hanno da dire ed in fondo è giusto così, nessuno si sottrae nel dare la propria visione del mondo. La crisi, la politica, la credibilità delle istituzioni, i diritti, il lavoro, l&#8217;oroscopo, il futuro, il tempo&#8230;. Siamo diventati tutti esperti opinionisti e per giunta ognuno di noi si scopre più bello e più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tanti hanno detto, tutti hanno da dire ed in fondo è giusto così, nessuno si sottrae nel dare la propria visione del mondo. La crisi, la politica, la credibilità delle istituzioni, i diritti, il lavoro, l&#8217;oroscopo, il futuro, il tempo&#8230;. Siamo diventati tutti esperti opinionisti e per giunta ognuno di noi si scopre più bello e più inteliggente degli altri. E&#8217; in atto una grande rivoluzione culturale iniziata già da molto tempo e che oggi è forse al suo picco maggiore. Almeno spero, a meno di altre dimensioni ed altri inaspettati impatti sociali. E&#8217; in discussione la famiglia, l&#8217;educazione dei figli, la Scuola, il ruolo della donna, la condizione dell&#8217;uomo separato, i modelli, la Chiesa. Si ha la sensazione di un&#8217;esplosione sociale generata dai costumi, dallo sviluppo, dall&#8217;uso personale e soggettivo della libertà, dal relativismo. Questa fase dobbiamo dircelo non è assolutamente accompagnata e sostenuta da nessuno e allora si rischia grosso e molti soccombono. Questo mio post è un grido di allarme ed uno sprone a tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell&#8217;umanità. Siamo nel mezzo di un vortice dal quale si rischia di rimanere risucchiati ed allora dobbiamo cercare di agguantare quante più mani possibili per fare massa e generare una forza centrifuga in grado di catapultare quante più anime possibile fuori dall&#8217;occhio del ciclone. Forse era giusto che accadessero certe cose e che certi stereotipi fossero letteralmente demoliti. In un sistema così aperto e complesso può non esistere un principio di causa ed effetto e l&#8217;approccio ai problemi è bottom-up. Nessuno è costretto di fare ciò che non vuole fare e allora tenta giustamente di rivendicare la propria libertà ma una volta libero non sa quale direzione prendere finendo spesso per essere più infelice di prima. Bisogna studiare di più, meditare di più possibilmente alla presenza di Dio, informarsi di più, fare della propria vita qualcosa di utile a qualcuno senza spenderla inutilmente come quando teniamo il rubinetto dell&#8217;acqua per troppo tempo aperto rispetto al nostro fabbisogno. La vera sfida del 2012 è &#8220;IMPARARE AD AMARE&#8221;, cominciando e ricominciando. Il modello siamo noi se non ne troviamo intorno. &#8220;Il mondo è nelle nostre mani&#8221;. Non sarà un impresa facile, anzi il percorso è particolarmente accidentato e ripido. Senza sacrificio nessuno potrà piantare la propria bandiera fin sulla vetta e l&#8217;anno prossimo saremo ancora quì a lamentarci. Hasta la Victoria. Siempre.</p>
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		<title>Una Mamma dal cuore ferito</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 14:10:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cari lettori/lettrici]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciao, ho un figlio, Francesco che mi sembra del tutto fuori controllo e noi con lui. Ci sentiamo nell&#8217;occhio di un ciclone che sta veramente destabilizzando la serenità di tutta la famiglia. In realtà questa fase adolescenziale che parrebbe esserne la causa, è iniziata che lui avrà avuto due anni e da lì si protrae. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p></font>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Ciao, ho un<br />
figlio, Francesco che mi sembra del tutto fuori controllo e noi con lui.</font></font></span></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p></font>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Ci sentiamo<br />
nell&#8217;occhio di un ciclone che sta veramente destabilizzando la serenità di<br />
tutta la famiglia.</font></font></span></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p></font>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">In realtà<br />
questa fase adolescenziale che parrebbe esserne la causa, è iniziata che lui<br />
avrà avuto due anni e da lì si protrae.</font></font></span></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p></font>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Solo che adesso,<br />
piu&#8217; autonomo e piu&#8217; grande, puo&#8217; combinare guai + grossi.</font></font></span></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p></font>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Con lui è<br />
sempre stata una lotta su tutto</font></font></span></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p></font>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Sul dormire,<br />
sull&#8217;andare all&#8217;asilo e poi a scuola, per recarsi a fare la spesa o a trovare i<br />
nonni.</font></font></span></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p></font>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Niente<br />
semplice tanto da condizionare scelte attività spostamenti.</font></font></span></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p></font>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Abbiamo<br />
tenuto duro e in questi anni fissato paletti e regole contro la corrente<br />
generale.</font></font></span></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p></font><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p></font>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Abbiamo<br />
parlato tanto, tantissimo di tutto sempre </font></font></span></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p></font>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">e adesso<br />
siamo senza fiato.</font></font></span></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p></font>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Di una<br />
intelligenza vivace ma </font></font></span><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">a scuola va<br />
malissimo.</font></font></span></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p></font>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Rischia la<br />
sospensione per il comportamento provocatorio con insegnanti preside e<br />
compagni.</font></font></span></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p></font>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Contesta il<br />
nostro ruolo i nostri insegnamenti la nostra fede .</font></font></span></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p></font>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Che fare<br />
quindi?</font></font></span></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p></font>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Uno psicologo<br />
ci aiuterebbe?</font></font></span></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p></font>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Che fare<br />
quando gli proibiamo di uscire come castigo e lui esce lo stesso?</font></font></span></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p></font>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Che fare<br />
quando lo avvertiamo dei pericoli che corre e di certe persone?</font></font></span></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p></font>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></font></span></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p></font>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="color: black"><font size="3"><font face="Times New Roman">Annamaria</font></font></span></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p></font><br />By: Annamaria</p>
]]></content:encoded>
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		<title>BENEDETTA PLAY STATION</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 09:20:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Bartolomei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica]]></category>

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		<description><![CDATA[Davanti l’ufficio di Presidenza, in uno slargo sul corridoio, alcuni anni fa sistemammo due poltroncine dove i docenti di solito fanno accomodare gli allievi più turbolenti, quelli che danno particolare fastidio ed interrompono il normale svolgimento delle lezioni. In questo modo ho la possibilità ogni tanto di pescarne qualcuno per poterci parlare e tentare di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Davanti l’ufficio di Presidenza, in uno slargo sul corridoio, alcuni anni fa sistemammo due poltroncine dove i docenti di solito fanno accomodare gli allievi più turbolenti, quelli che danno particolare fastidio ed interrompono il normale svolgimento delle lezioni.<br />
In questo modo ho la possibilità ogni tanto di pescarne qualcuno per poterci parlare e tentare di riflettere insieme a lui sul perché non si decide ancora di diventare uno studente modello.<br />
Un giorno mi accorsi che vi era seduto un ragazzino con una faccetta particolarmente tenera e con due occhi veramente espressivi.<br />
Un viso da bravo ragazzo, a vederlo neanche particolarmente sveglio, apparentemente diverso da quei furbetti agitati che non riescono mai a stare seduti.<br />
Mi pareva davvero strano che uno così avesse creato un tale disturbo da poter essere allontanato dall’aula.<br />
A vederlo sembrava addirittura più piccolo della sua età, forse uno della seconda media.<br />
Aveva i capelli a caschetto, gli occhi molto grandi ed era ben vestito.<br />
Mi ricordava molto la fisionomia di mio figlio Pietro.<br />
Non esitai ancora e gli chiesi come mai era lì e non in classe insieme agli altri.<br />
Mi rispose che era insieme a sua madre che nel frattempo stava parlando con il tutor e che oggi non era venuto a Scuola ma veniva direttamente da casa.<br />
Gli chiesi allora come si chiamava, mi rispose:” Nicola”.<br />
Lo accarezzai sui capelli e gli dissi:”ci vediamo presto”.<br />
Dopo circa un ora venne da me il tutor  che mi raccontò il contenuto del colloquio con la signora che aveva incontrato.<br />
Collegai il fatto e mi resi conto che si trattava della mamma di Nicola.<br />
Il tutor mi disse che la signora era separata dal marito da almeno 10 anni, viveva con sua madre gravemente malata e con questo suo unico figlio.<br />
Sembrava una persona particolarmente debole, caratterialmente insicura, molto probabilmente depressa.<br />
La signora mentre parlava con il docente piangeva spessissimo.<br />
Il succo del problema era che Nicola aveva deciso di fare il malato immaginario e di starsene tutto il giorno a casa senza fare niente.<br />
La madre era ovviamente preoccupata perché non aveva argomenti per convincere il figlio che stava bene e che doveva alzarsi per entrare puntuale a scuola.<br />
Costoro abitavano dall’altra parte della città e per arrivare il ragazzo impiegava quasi due ore.<br />
Pensai che forse la distanza era un elemento su cui riflettere e se del caso proporre all’allievo un orientamento verso un’altro istituto più vicino a casa sua.<br />
Chiesi al tutor di fissarmi un appuntamento con la madre.<br />
La signora il giorno dopo era a scuola puntuale per l’incontro.<br />
Cercai di fare più domande possibili per capire quali erano le ragioni e gli ostacoli da rimuovere per convincere Nicola.<br />
Mi resi conto che sua madre era particolarmente debole e che non era mai riuscita a conquistare la necessaria autonomia ne tanto meno l’autorità del genitore che le avrebbe consentito di prendere le giuste decisioni e di gestire le varie problematiche famigliari.<br />
Suo marito si era rifatto una vita, era distante e disinteressato completamente alla crescita di suo figlio.<br />
Mi resi conto che era praticamente inutile continuare a rivolgermi a lei così decisi di incontrare Nicola.<br />
Gli telefonai a casa e cercai di vederlo ma non mi pareva convinto e avevo la sensazione che non sarebbe mai venuto a parlare con me per cui decisi di persuaderlo telefonicamente sentendolo più volte.<br />
Alla fine tutti i miei tentativi andarono in fumo.<br />
Nicola restava sempre più isolato nei suoi problemi e non riusciva a varcare la soglia di casa  neanche per uscire insieme alla madre a fare la spesa.<br />
Il tutor, anche lui, non aveva più rimedi da propormi.<br />
Fu così che decisi di andare in classe dai suoi compagni ormai disperato e soprattutto rassegnato..<br />
Chiesi al docente di lasciarci soli per alcuni minuti e iniziai a parlare con loro di Nicola pensando ad alta voce senza nessun filo logico e ripetendo più volte cosa si poteva fare per aiutarlo.<br />
Ad un certo punto un ragazzino di San Basilio, un biondino, sveglio con una voce squillante alza la mano e chiede di parlare dicendo che dovevamo andare a casa di Nicola.<br />
Altri si accodarono dando man forte alla sua idea.<br />
In pochi minuti era pronto un drappello di allievi pronti ad andare da Nicola senza preavviso.<br />
Decisero di vedersi di pomeriggio alle 15.<br />
Uno di loro disse che non avevano l’indirizzo e che sapeva soltanto che era molto difficile andare fin laggiù.<br />
Un altro, forse più grande di età, li rassicurò dicendo che li avrebbe guidati lui che era pratico di autobus tanto che la mattina lui stesso ne prendeva quattro per arrivare a scuola.<br />
Si videro puntuali alle 15 e giunsero sotto casa di Nicola alle 16,40.<br />
Gli citofonarono e gli chiesero di salire.<br />
La madre particolarmente imbranata non mise ovviamente nessun ostacolo e continuò a non rendersi conto di cosa stava succedendo.<br />
I ragazzi erano in tutto 11.<br />
Trovarono Nicola a letto e gli chiesero se la sua play station era compatibile con un gioco taroccato che avevano portato e che risultava essere l’ultimo ritrovato sul mercato.<br />
Nicola accettò di provare e portò i suoi compagni in salone dove aveva altre tecnologie sofisticate che mise subito a loro disposizione.<br />
Ai ragazzi non sembrò vero e cominciarono subito a giocare tutti insieme fino alle 20,30.<br />
Poi siccome era troppo tardi uno di  loro propose di terminare e di ripartire per tornare a casa.<br />
Così fu ma prima di andar via i ragazzi guardarono tutti Nicola fissandolo negli occhi e con un enorme sorriso gli dissero: “A Nicò, se vedemo domani a scola, te lasciamo er dischetto, quanno hai fatto nun te dimenticà de riportallo”.<br />
“Ciao a domani”.<br />
L’indomani per incanto, Nicola era a Scuola, stranamente addirittura puntuale.<br />
Verso metà mattinata lo vidi passare sul corridoio durante la ricreazione insieme a i suoi compagni particolarmente sorridente.<br />
Se un giorno capita che non viene i suoi amici gli telefonano subito al cellulare per capirne i motivi.<br />
Noi adulti abbiamo un codice di comunicazione che spesso è distante dal linguaggio dei giovani.<br />
Dobbiamo imparare dalla loro semplicità e lasciarci guidare spesso anche nelle nostre decisioni, disposti a modificare se necessario le nostre convinzioni più radicali.</p>
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		<title>Mia moglie è pazza</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 13:48:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Bartolomei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica]]></category>

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		<description><![CDATA[Recentemente mi ha scritto un marito particolarmente affranto e deluso dalla vita aggiungendo che qualche anno fa ha ceduto alle lusinghe di una collega con la quale ha iniziato una storia clandestina parallela al suo matrimonio. E&#8217; successo tutto quando mia moglie continuava a trattarmi male, ad ossessionarmi con le sue scenate di gelosia. Mia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recentemente mi ha scritto un marito particolarmente affranto e deluso dalla vita aggiungendo che qualche anno fa ha ceduto alle lusinghe di una collega con la quale ha iniziato una storia clandestina parallela al suo matrimonio. E&#8217; successo tutto quando mia moglie continuava a trattarmi male, ad ossessionarmi con le sue scenate di gelosia. Mia moglie è una donna che urla sempre sia con me che con i figli ed è in fondo anche gelosa della mia famiglia di origine. Mentre questa dell&#8217;ufficio è tutto l&#8217;opposto, una vera intellettuale, molto dolce, comprensiva e particolarmente stimata sul lavoro. Anche lei è sposata e per ora non guardiamo al futuro, viviamo giorno per giorno anche se ogni tanto ci vediamo insieme sotto lo stesso tetto e per sempre. Ho 55 anni, secondo lei dovrei accelerare questo disegno futuro per godermi in santa pace almeno i prossimi anni della mia vita ?<br />
Il Blogger risponde<br />
- Caro amico mio, l&#8217;innamoramento dura due massimo tre anni e se tenuto segreto può durare qualcosa in più ma poi le nubi si dissolvono e si torna con i piedi per terra. Si cominciano a vedere i difetti e quei piccoli nei che trascuravamo nell&#8217;ossessione del puro sentimento diventano montagne altissime da scalare. un&#8217;occhiata può ferire e una parola detta male può diventare una vera e propria dichiarazione di guerra. La stessa cosa che è successa con tua moglie forse anche per colpa tua che hai lavorato poco su te stesso ma ti sei semplicemente limitato a fare la lista dei difetti di tua moglie.<br />
Dai retta a me se divi cambiare Peppe con Peppe, allora tieniti Peppe tuo e scegli di amare anche se questo richiede più sacrificio.<br />
Pierluigi Bartolomei</p>
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		<title>A CACCIA DI STORNI</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 13:38:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Bartolomei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovanni, un allievo della scuola in cui sono Preside, la mia Scuola,  aveva molto probabilmente tutte le potenzialità per diventare da grande uno dei tanti che si guadagnano da vivere senza rispettare la legalità. Era vissuto in una baracca  per 17 anni della sua vita senza essere seguito da nessuno dei suoi genitori. Vestiva come fosse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Giovanni, un allievo della scuola in cui sono Preside, la mia Scuola,  aveva molto probabilmente tutte le potenzialità per diventare da grande uno dei tanti che si guadagnano da vivere senza rispettare la legalità. Era vissuto in una baracca  per 17 anni della sua vita senza essere seguito da nessuno dei suoi genitori. Vestiva come fosse nato nella giungla e oltre a non saper ne leggere ne scrivere, non era infatti mai andato a scuola, parlava quasi a gesti e ogni tanto tirava fuori dei mugugni che gli servivano a rassicurare il suo interlocutore facendogli capire che aveva compreso la domanda anche se non riusciva a  formulare una risposta adeguata e completa. Riempiva il suo tempo andando in giro a caccia di storni che in alcuni periodi dell’anno passano proprio sopra la capitale, durante lo spostamento migratorio. Si appostava dietro una siepe tenendo in mano un’ esca da mangiare e non appena l’uccello era alla sua portata lo agguantava con le proprie mani più veloce di un serpente. Poi fece dei passi in avanti, si industriò e come Robinson Crosuè, escogito un sistema di caccia più raffinato. Si metteva sotto un albero zeppo di storni nascondendo un tocco di zolfo puro acceso, sotto una tinozza di plastica. Non appena l’esalazione di zolfo fuoriusciva dai lati del recipiente capovolto, rovesciava il contenitore e si alzava improvvisamente una nube altamente tossica di zolfo, come fosse il fungo dell’atomica che raggiungendo i vari rami dell’albero faceva precipitare a terra decine di uccelli moribondi. Subito dopo raggiungeva il mercato di piazza vittorio e lì iniziava la fase di vendita. Era furbo e intelligente. Iniziò così la fase di sgrossatura didattica che consistete immediatamente in un corso intensivo di italiano. I docenti inoltre, come esercitazione, lo tempestavano i continue domande non appena arrivava la mattina a scuola per evitare che si impigrisse. Dava risposte di tutti i tipi che spesso facevano sorridere il docente a crepa pelle e con lui lo stesso Giovanni che forse si rendeva conto dell’ambiguo significato delle sue risposte. Il pomeriggio andava a correre con il motorino sulla tangenziale ancora in costruzione e ovviamente ancora chiusa al traffico. Il docente gli diceva: “Giovanni dove sei stato ieri?” Giovanni:”Professò so stato su a sopra levata”. Il papà di Giovanni purtroppo era un alcolista e dopo un anno che Giovanni era a scuola, morì di cirrosi epatica. Questo triste avvenimento gettò l’allievo in uno stato di profonda tristezza e forse anche a causa di ciò cominciò a fare uso personale di droga, l’eroina. I docenti se ne accorsero subito ed uno di questi un giorno lo accompagnò personalmente e a forza, caricandolo sulla propria macchina, alla comunità di recupero di Don Giussani. Il docente andava a trovarlo spesso tanto che i suoi amici di sventura lo ritenevano fortunato perché almeno  aveva un padre che si prendeva cura di lui. Giovanni chiarì che quella persona non era suo padre ma bensì il docente di orologeria che si preoccupava di dargli un avvenire, trattandolo come fosse un figlio. Un giorno finalmente terminò la fase di recupero ma le tentazioni di ricaderci dentro erano sempre in agguato e i professori della scuola erano particolarmente attenti e guardinghi. Lo seguivano finanche fuori la porta del bagno perché non stesse troppo tempo da solo. Il pomeriggio la scuola lo aveva affidato ad un amico gioielliere che aveva il suo negozio vicino piazza di Spagna, per fare pratica. Per fortuna dopo poco tempo conobbe anche una brava ragazza che abitava proprio davanti l’ingresso della Scuola di Formazione Elis. Era una bravissima ragazza che poi da grande sposò e dalla quale ebbe due bambini. Quella gioielleria del centro di Roma, lo assunse come apprendista ma Giovanni era molto ambizioso e in poco tempo divenne anche bravissimo da un punto di vista tecnico. Attualmente lavora nella sede più importante della Rolex di Roma e sta decidendo di trasferirsi in Cina dove la sua azienda sta per aprire un importante laboratorio. Se si ha l’occasione di telefonargli anziché sentire quei mugugni delle prime ore e quell’accento romanaccio che abitualmente ancora si può ascoltare nelle vie del suo quartiere, sentirà per incanto una voce educata che in perfetto italiano vi dirà: “Pronto Rolex, posso fare qualcosa per lei?”.</em></p>
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		<title>Mio fratello il Pollo</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 16:03:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Bartolomei</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono moltissimi i mariti che ricevono a Natale l’ennesimo dopo barba e la solita scatola di calzini. Potremo aprire una bancarella e se ci mettiamo insieme facciamo di sicuro concorrenza ai grandi magazzini per quantità posseduta. Un giorno mia moglie mi regala due cravatte e allora il giorno dopo per farle una sorpresa ne metto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono moltissimi i mariti che ricevono a Natale l’ennesimo dopo barba e la solita scatola di calzini. Potremo aprire una bancarella e se ci mettiamo insieme facciamo di sicuro concorrenza ai grandi magazzini per quantità posseduta. Un giorno mia moglie mi regala due cravatte e allora il giorno dopo per farle una sorpresa ne metto una e lei mi fa: “ecco vedi l’altra non ti piace”. Ricevere regali è uno dei momenti più esaltanti del nostro rapporto interpersonale. Quando uno fa un regalo alla persona amata è evidente che vuole dimostrarle affetto. Non è facile però regalare proprio ciò che l’altro desidera. Di certo non regaleremo un fiore a nostra moglie se sappiamo che lei è allergica e gli viene l’asma col rischio che ci rimane. E così non regaleremo mai al nostro coniuge qualcosa che costa pochi centesimi se il nostro tenore di vita ci può consentire di spendere di più. Mia madre per esempio è convinta che mangiando genuino uno campa di più e per lei se dovesse riuscire a sopravvivere una decina di giorni oltre il consentito, sarebbe una gran cosa, sperando almeno che quella settimana si possa uscire di casa e che ci sia bel tempo. Mio padre che conosceva molto bene sua moglie spesso le regalava prodotti gastronomici acquistandoli direttamente dal contadino. All’anniversario di matrimonio le regalava pizze di formaggio casareccio, al compleanno una cassetta di pomodori genuini o una bella cesta di ortaggi raccolti direttamente sul campo. Un giorno tornando dal lavoro le portò un pollo ruspante vivo che tenemmo in casa per tre, quattro giorni a digiuno prima di farlo fuori. L’animale deve avere il gozzo libero prima di essere macellato. Io ero appena adolescente e mia sorella faceva le scuole elementari ma mi ricordo che quando si doveva entrare in bagno era veramente drammatico. Il pollo era dapprima legato sulle zampe dentro la vasca da bagno. Quando entravi ti veniva naturale non voltargli completamente le spalle per paura di essere attaccato ma dovevi allo stesso tempo centrare la mira evitando di farla fuori dal vaso. Non era una cosa facile perché il pollo era piuttosto incazzato e ti guardava male. Poi un giorno si sciolse improvvisamente dalla corda che lo teneva fermo e si mise in piedi su un lato della vasca. Accadde proprio quando al bagno c’ero io che stavo seduto da un paio di minuti. Il pennuto era di fronte al mio naso e mi guardava inferocito ed io non ero in condizioni di fare granchè, indifeso come un verme. Mi ritiro su in fretta i pantaloni senza completare l’opera e scappo fuori dalla porta. In quel periodo anche mia sorella mi confidò che era diventata stitica. E comunque senza arrivare al pollo ci sono un’infinità di modi per dimostrare amore regalando doni graditi e inaspettati. Il nostro primo regalo anche se non ce lo ricordiamo spesso fu la fede nuziale che ci siamo scambiati durante la celebrazione del matrimonio. Teniamola bene in evidenza, senza nasconderla  e lucidiamola di tanto in tanto, sarà come rivivere  e rinnovare il dono della nostra presenza fisica alla persona che si è deciso di amare per tutta la vita.</p>
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		<title>Fai buon viso&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 09:58:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Bartolomei</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un sacerdote, amico di famiglia e concelebrante il nostro matrimonio mi disse più volte in epoca di fidanzamento: “ Mi raccomando, fai buon viso anche quando le cose non vanno così come te le  aspetti e quando torni a casa non usare mai la penna rossa ma cerca di vedere innanzitutto le tante cose positive [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un sacerdote, amico di famiglia e concelebrante il nostro matrimonio mi disse più volte in epoca di fidanzamento: “ Mi raccomando, fai buon viso anche quando le cose non vanno così come te le  aspetti e quando torni a casa non usare mai la penna rossa ma cerca di vedere innanzitutto le tante cose positive che ritrovi in famiglia”.Così, non appena dopo il grande evento mi dovetti cimentare nella mia prima esperienza di coppia, “la spesa alimentare”.Andammo in un grande supermercato ed ero molto felice di poter mostrare tutta la mia galanteria.Prendo il carrello e mi metto in scia di mia moglie che aveva cominciato il suo slalom gigante tra i vari reparti alimentari. Dopo un primo giro di prova, decide finalmente di fermarsi all’ortofrutta e con un fare deciso mi dice: “Cosa ti faccio stasera, li vuoi gli agretti?”Prima di rispondere non avendo afferrato in pieno, penso alle prove della vita famigliare in <strong>agro</strong> dolce, immaginando una specie di purga  vegetariana e purificatrice che si deve affrontare quando si preannuncia un cambiamento.“Gli agretti? Mi piacciono le novità e non vedo l’ora di poterti applaudire come la cuoca più creativa del mondo”.Mi dice: “Guarda che me li ha consigliati tua madre dicendo che li mangiavi spesso a casa tua”. Dico: “A sì? Non li avevo riconosciuti da vivi e comunque tu li farai sicuramente meglio amore”. Mette quindi con cautela, come non ne fosse convinta fino in fondo, un fascio di erba verde lunga  e fine all’interno del carrello. Infatti dopo appena due minuti  torna indietro velocemente e mi porge il secondo mazzo. A questo punto la mia curiosità raggiunge il suo valore massimo tanto che non posso fare a meno di esclamare: “amore ma siamo in due stasera o vuoi invitare a cena tutti gli inquilini del palazzo così facciamo amicizia?” Mi dice:”Ma no è che gli agretti dopo cotti restringono e quindi di due fasci finisce che ne ricavi a mala pena due piattini”. Finito l’acquisto al banco del pane mi chiede di tornare in ortofrutta per prendere il terzo mucchio d’erba così si sarebbe sentita più tranquilla. A questo punto ero io a sentirmi in imbarazzo. Avevo il timore che qualche collega potesse incontrarmi e magari avrebbe riferito in ufficio che avevo cambiato lavoro, preferendo la campagna e gli animali al lavoro monotono della city. Sembravo un agricoltore diretto che aveva parcheggiato fuori dal supermercato il suo gregge di pecore. Tornati a casa, l’indomani la grande sorpresa, gli agretti sapete cosa fanno una volta cotti? Non restringono ma RICRESCONO! Di tre fasci ne sono diventati un pagliaio. Non sapevamo dove metterli, se farne dei cuscini o se approfittarne  per produrre materassi fatti in casa. Finimmo per mangiare agretti in tutte le salse, con l’uovo, polpette agli agretti, pasta agli agretti e perfino la  marmellata di agretti, primo esperimento al mondo. Poi finalmente un giorno terminarono e la cara mogliettina volle deliziarmi con un’altra novità. La mattina prima di uscire di casa mi dice con tono benaugurante:” <strong>stasera ti faccio una sorpresa, vedrai”. </strong>Pensai com’era bello andare in ufficio quel giorno e come sarebbe passato veloce il tempo immaginando chissà quale ricetta e quali sapori avrei provato a cena. La giornata passò in un batti baleno, arrivai a casa e senza citofonare per non disturbare troppo, mi affrettai ad aprire con la chiave. Appena aperto il portone del nostro appartamento, mentre salutavo mia moglie vidi davanti ai miei occhi, al centro del tavolo apparecchiato nel salone, una specie di cupola scura con in cima un’ oggetto bianco, come se si fosse staccato un pezzo di intonaco dal soffitto. Domandai con cautela, senza nascondere una certa meraviglia cosa fosse quell’opera d’arte e se si trattasse di un centro tavola o magari di un dolce decorato. Emanuela, con un sorriso spalancato a 360 gradi, mi rispose prontamente che erano fagioli e che quell’oggetto che guarniva il piatto altro non era che aglio. Uno spicchio d’aglio fuori dal comune perché piantato dai genitori di una sua amica  vicino la centrale nucleare di Montalto di castro. L’amica le raccontava che i pomodori diventano grandi come palloni da rugby e che le melanzane vengono su come fossero canotti per andare al mare. Mi dice: “d’altronde tua madre mi ha detto che a te piace tanto l’aglio che regola l’afflusso del sangue e sostiene il battito cardiaco”. Le dico: “ma mi madre nun se po fa li c…. sua qualche volta? …..scherzo amore, hai ragione sono così felice che mi viene da piangere per la contentezza, allora che faccio l’aglio lo taglio con l’affettatrice elettrica o magari faccio delle fettine regolari con il coltello per il pane?” Mandai giù il primo boccone di fagioli e mi partì l’otturazione al molare da poco riparato. “Tesoro, ma li hai fatti al sangue? Voglio dire sono piuttosto al dente come piacciono a me, immagino deve avertelo detto mia madre, ma toglimi una curiosità, quanto li hai tenuti sulla fiamma?” Mi risponde:”Ma guarda è semplicissimo prendi i fagioli, li butti dentro una pila d’acqua e li fai cuocere un’oretta, facile, no?”. Gli replico: “ma non li tieni a bagno qualche ora, prima di cuocerli?”. Mi dice: “no, e perché dovrei, dove sta scritto?”. Aggiungo:”Ma certo, forse un tempo era così, adesso è tutto così diverso, così moderno”. Prendo e tiro giù un cucchiaio dopo l’altro senza masticare, poi alla fine sempre per fare buon viso taglio in due l’aglio e lo mangio come fosse una mela, a mozzichi. Il giorno dopo in ufficio persi l’amicizia della maggior parte dei colleghi che non potevano starmi vicino per la gran puzza. Avevo nello stomaco come delle ripetute centrifughe e allora per praticità spostai la scrivania direttamente sul corridoio vicino la stanza del bagno, tanto era diventato inutile fare continuamente lo stesso tragitto. Mia moglie non è la più brava cuoca del mondo e forse non le viene neanche naturale starsene in cucina tra i fornelli, ma ci mette ogni volta tutto l’impegno e l’amore possibile sapendo innanzitutto che può servirsi di una “Cavia” che nonostante le prove continua cocciutamente a “fare buon viso”.</p>
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		<title>Arriva la Partecipazione</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 13:55:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Bartolomei</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finalmente stava tornando nuovamente l’estate, il clima si era addomesticato e con la bella stagione i miei pensieri erano ormai andati in ferie. Una mattina, citofona il portiere che mi avvisa di una lettera in carta pergamena. Scendo e l’apro insieme a mia moglie scoprendo che si trattava di una partecipazione ad un matrimonio. “Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente stava tornando nuovamente l’estate, il clima si era addomesticato e con la bella stagione i miei pensieri erano ormai andati in ferie. Una mattina, citofona il portiere che mi avvisa di una lettera in carta pergamena. Scendo e l’apro insieme a mia moglie scoprendo che si trattava di una partecipazione ad un matrimonio. “Ma proprio a noi doveva capità, chi saranno e perché ce vogliono rovinà, ma che javemo fatto de male”. Mia moglie: “E adesso che mi metto? Non ho niente. E tu che ti metti?” Le rispondo: “Io ho il fresco di lana che va bene anche d’estate. Piuttosto la lista di nozze pare che stia a Roma nord mentre noi siamo a sud, bisogna sbrigasse così troviamo ancora tutto e ce la caviamo con na cornicetta d’argento. Altrimenti toccherà comprargli la statua del moro di Venezia o i servizi in oro zecchino”. Nella partecipazione siamo addirittura testimoni di nozze della sposa mentre per lo sposo vengono indicati due amici carissimi, lui un ingegnere di quelli che spaccano il capello in quattro parti. La destinazione è Subiaco, un paesino a pochi chilometri da Roma, al Sacro Speco, una delle principali mete di pellegrinaggio per tantissimi devoti. Telefono a Roberto, l’ingegnere, per mettermi d’accordo sulla partenza da Roma che si dimostra subito poco conciliante sul programma: “Dobbiamo partire alle 5,45 se vogliamo arrivare in tempo e con leggero anticipo su tutti essendo i testimoni”. Rispondo:”Alle 5,45 di mattina? Ma non sarà un po presto ? In fondo Subiaco è ad una trentina di chilometri da Roma. Mica dovemo annà a caccia”. La replica di Roberto è fulminea: “Ma sei pazzo? Devi calcolare la varianza, lo scostamento quadratico medio se proprio vuoi star tranquillo”. Gli dico: “ Non ho capito……., che dovemo fa?” Mi dice: “Ma Pierluigi mi meraviglio di te, possibile che non prevedi nulla, proprio nulla…e se per esempio quando arrivi al casello non hai i soldi spicci e magari a quell’ora il casellante non ha il resto? Oppure se dovessi forare una gomma e magari non sei pratico per non parlare che potresti non ricordare dov’è collocato il cric nella tua macchina, se non l’hai mai usato prima? O se per esempio subisci un tamponamento e devi fare il cid ma non ce l’hai e magari l’altro non concilia e vuole chiamare la municipale che arriva non prima di un’ora? Insomma potrebbe capitare di tutto e sono cose normali, ti assicuro”. Gli dico: “ma lo sai che non ci avevo pensato, hai proprio ragione, forse dovremo anticipare di una mezz’ora per stare proprio tranquilli”. Partimmo alle 5,45 puntuali ed io avevo i soldi spicci, il cid a portata di mano e i piedi sciolti e pronti ad una frenata morbida per evitare eventuali tamponamenti. <strong>Non successe nulla e alle 6,20 eravamo a Subiaco.</strong>“E mò che famo? Andiamo a svegliare la sposa? Ci siamo addormentati in macchina fino a mezzogiorno, poi dopo una veloce risistemata eravamo in posizione, inginocchiati e con lo sguardo fisso verso l’altare aspettando l’ingresso degli sposi che non tardò ad arrivare. Si udì dapprima la classica marcia nuziale e quindi l’ingresso dalla navata centrale dello sposo, un ufficiale di marina in alta uniforme, accompagnato dalla madre, una donna sui 75 anni con un vestito celeste di seta morbida e un cappello di colore intonato  a falde larghe. Lei fiera e visibilmente commossa,  cammina con scarsa sicurezza anche perché indossa un paio di scarpe con dei tacchi altissimi che probabilmente non è abituata a portare. Arrivata in prossimità dell’altare deve scendere tre scalini, particolarmente levigati e poco regolari tra loro. L’ultimo gradino le risulta fatale e all’improvviso prende un volo staccandosi dal suolo e ricadendo di peso sulla povera schiena. Dico a mia moglie: “Manuela, è cascata la vecchia”. Lei impietrita mi risponde: “Non ti muovere, siamo testimoni”. Gli dico:”Ma si sarà fatta male, magari è pure morta, qui ce danno omissione de soccorso e annamo a finì pure in galera”. Mia moglie:”Pierluigi, ti ripeto fermo, possibile non ti rendi conto? Siamo i testimoni di matrimonio”  Io: “Siamo i testimoni di una sciagura, io vado e cerco di metterla in salvo” Dico alla signora:” Si è fatta male?” Mi risponde:” Ma che mi ha visto qualcuno?” Replico:”A Signò, ce stanno almeno 500 persone in basilica”. La cerimonia ha il suo epilogo e gli sposi sono pronti ad uscire dalla chiesa per ricevere gli applausi di tutti gli invitati. Il picchetto d’onore è pronto e i marinai hanno innalzato le loro spade formando un tunnel entro il quale i  novelli sposi devono passare così come vuole la tradizione. Alla fine del picchetto due energumeni subbiacensi pronti con dei sacchi di riso da 50 chili per “festeggiare” il matrimonio come da usanza popolare.       I due poveretti vengono impallinati a tal punto da sembrare due supplì maxi farciti. Alla fine si va tutti al ristorante e qui l’ultima sorpresa. Il papà della sposa prega i camerieri di entrare con la torta, una palazzina di 10 piani di morbidezza che viene posta al centro del tavolo nuziale. Uno dei portantini apre il tetto ma non succede nulla e allora viene scosso il baldacchino per cercare di recuperare, ma ancora nulla.  A questo punto un cameriere infila una mano all’interno della torta e tira fuori con  fatica due piccioni che sarebbero dovuti volare in alto provocando lo stupore dei commensali. I piccioni raggiungono invece un’altitudine piuttosto modesta, poco al di sopra delle nostre teste e si capisce guardandoli che non avevano una gran voglia di farsi il solito giretto. Erano ormai giunti al loro trecentesimo matrimonio e se avessero potuto ci avrebbero mandato tutti a quel paese.</p>
<p>&#8220;Le feste, le tradizioni e tutto quello che c’è intorno al matrimonio non finirà mai di stupirci. Sono quelle occasioni che ti fanno parlare per altri dieci anni ed è così bello riconoscersi tra le tantissime testoline nelle famose foto di gruppo assieme alla zia Cornelia, zio Paolino, il cuginetto Franco e i nonni vestiti sempre fuori moda. Tu, lei, magari eravate gli sposi oppure come in questo caso i testimoni, più giovani di adesso. E quel pranzo che non finiva mai e non ti potevi nemmeno alzare o magari toglierti la cravatta. Riuscivi soltanto ad allentarti un po la cinta dei pantaloni dopo la sedicesima portata e con molta prudenza, di nascosto, senza essere visti. Le macchine fiammanti, lucidate per l’occasione e con il nastrino bianco fissato sull’antenna e poi tutti perfettamente in fila, guai a perdere la posizione. Peee, peeeee, pepeee, i clacson a palla e in barba ai regolamenti della strada, “siamo al matrimonio di Peppino e Adele”. Ma c’eravamo davvero o eravamo dei semplici figuranti come fossimo state delle comparse ingaggiate nella realizzazione di una scena di massa? A ciascuno il suo approfondimento&#8230;&#8230;&#8230;&#8221;</p>
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		<title>Un uomo metro</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 13:12:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Bartolomei</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poco prima di laurearmi in economia e commercio mi capitò l’opportunità di un primo impiego nella grande distribuzione organizzata che decisi di non lasciarmi sfuggire tanto era forte il desiderio di cominciare a costruire il mio futuro.Venni assunto ai magazzini Metro prima come semplice account per poi passare a responsabile dell’acquisizione clienti. Appena firmato il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poco prima di laurearmi in economia e commercio mi capitò l’opportunità di un primo impiego nella grande distribuzione organizzata che decisi di non lasciarmi sfuggire tanto era forte il desiderio di cominciare a costruire il mio futuro.Venni assunto ai magazzini Metro prima come semplice account per poi passare a responsabile dell’acquisizione clienti. Appena firmato il contratto corsi in caserma da mio padre, poliziotto presso la scuola tecnica di polizia di castro pretorio a Roma. “Papà, il capo del personale mi ha detto con grande entusiasmo che faranno di me un uomo metro”.Mio Padre mi rispose: ”Che assomigliavi di più a tua madre, non avevo mai avuto dubbi, (mamma era molto più bassa di papà) ma mi accontenterei che facciano di te più semplicemente un uomo”.  L’altezza non è mai stata dalla mia parte sin dai tempi della scuola. La Divina Provvidenza volle poi che conoscessi mia moglie abbastanza più alta di me. Quando uscivamo da fidanzati se gli mettevo un braccio sul collo per passeggiare abbracciati, parevo appeso ad una liana come la scimmia di Tarzan. Se invece ci tenevamo per mano, sembrava che mia madre era venuta a prendermi ai giardinetti al calar del sole per riportarmi a casa. Molto peggio se si metteva i tacchi.  Devo averla convinta con altre qualità, non di certo con le doti fisiche tanto che anche da sposati, dopo una decina d’ anni di matrimonio, una sera le dico: “ Dai Emanuela, stasera non perdere tempo a fare cene elaborate, facciamo l’equivalente di uno spuntino fast food, così abbiamo tempo per fare altre cose”. Mia moglie è sempre stata particolarmente furba per cui non esitò un attimo prima di capire a cosa alludevo quando mi riferivo alle altre cose. Mi guardò e mi disse:” Senti, a vedette così con questo collo taurino, tutto attaccato al tronco, co sto fisico da pastore abruzzese, con questa espressione, co sta faccia, insomma me passa la voglia, non ci posso fare nulla. Cerca di mostrarti più interessante la sera, fatti trovare che leggi un libro, fumati una sigaretta, mettiti una bella vestaglia, un po di barba incolta, cerca di essere più intellettuale, me pari Verdone. Io già sono stanca, poi te vedo a te così conciato, come puoi pretendere …..” L’indomani telefono a mia madre e le dico:” Mamma, quella vestaglia di zio Gilberto che t’era rimasta nell’armadio, ce l’hai ancora? Stasera passo e la vengo a prendere, se so rotti i termosifoni qui da me e solo col pigiama sento freddo”. Decido allora di non radermi per una settimana e acquisto un bel pacchetto di sigarette KIM. Poi una sera mi preparo con un libro e mi siedo sopra una poltrona aspettando che mia moglie torni da una riunione con delle amiche. Ad un certo punto sento la chiave nella serratura e  cerco di essere il più naturale possibile. Emanuela, entra, mi chiama e viene subito in salone, poi come fosse un celebre soprano, urla:” Embè, mo che è sta puzza di fumo? Apri le finestre mica te sarai impazzito tutto a un tratto? E questa orrida vestaglia da vecchio chi te l’ha data? Scommetto che è stata tua madre per liberarsi gli armadi. Piuttosto fatti la barba sembri il conte di monte cristo. E il libro? Non lo vedi che è alla rovescio? Come fai a leggere se è capovolto?”. Faccio appena in tempo a rispondere ad una delle sue domande:” No, è che stavo ripetendo, cioè una volta letto una pagina lo rigiro e ripeto finchè non me la ricordo”. Mi risponde:“Ma che dici, se non hai mai letto in vita tua.  Senti, non ti sarai mica messo in testa cose strane. A me a vedette così, con questa vestaglia, con la barba da zingaro, con le kim, che schifo…. Meglio se ti fai una corsetta qui intorno così ti sfoghi e ti fa pure bene alla salute”. Spesso non è una questione di bellezza fisica ne soltanto di semplice portamento o di seduzione. Le donne posso avere il loro conto corrente emozionale in rosso come quando manca l’olio alla nostra automobile. Dobbiamo investire in amore cercando di mettere ogni tanto dei risparmi sul loro conto affettivo. Si tratti di ascoltare di più, di essere più presenti a casa, di farsi carico o di condividere maggiormente alcuni pesi e preoccupazioni famigliari, di uscire più volte insieme, di ricordarsi meglio e sempre delle date importanti con qualche gradito regalo o di fare  qualsiasi altra cosa che siamo certi faccia piacere al nostro coniuge, questo ci renderà la vita molto più serena ed avremo molta più disponibilità da nostra moglie anche per quelle altre cose….</p>
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		<title>Dove c&#8217;è &#8220;Barilla&#8221; c&#8217;è casa</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 16:56:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Bartolomei</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari uomini vi sarà sicuramente capitato di sognare la vostra famiglia come fosse quella della reclame della pasta Barilla o delle merendine del Mulino Bianco. Una casa strepitosa a più livelli, i figli tutti biondi con i boccoli da angioletti, l&#8217;assenza totale dei suoceri, fuori un prato di spighe mosse da un vento tiepido e baciate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari uomini vi sarà sicuramente capitato di sognare la vostra famiglia come fosse quella della reclame della pasta Barilla o delle merendine del Mulino Bianco. Una casa strepitosa a più livelli, i figli tutti biondi con i boccoli da angioletti, l&#8217;assenza totale dei suoceri, fuori un prato di spighe mosse da un vento tiepido e baciate da un sole lucente. Una moglie simile ad una fotomodella sempre sorridente, bella, esile con dei capelli mossi dal vento che soffia addirittura direttamente dentro il nostro appartamento anche se le finestre restano chiuse, giusto per rendere vivi i capelli vaporosi di vostra moglie. E poi la tavola, il banchetto dove tutti sono felici e si regalano sorrisi mangiando piatti preparati da una moglie cuoca provetta e con al centro della tavola un pane soffice e addirittura caldo a qualsiasi ora della giornata.  * Poi vi svegliate e magari il giorno dopo state tornando a casa e fate per citofonare. Dopo appena una mezz&#8217;ora di attesa senza che nessuno si sia degnato di venire a rispondere,  una vocina squillante dal microfono a parete vicino il portone di casa vi dice con fermezza: &#8220;chi è&#8221;. Rispondete, &#8220;sono io&#8221;. Ed ancora la vocina, &#8220;io chi?&#8221;. E voi: &#8220;Ma come io chi, io, io, sono proprio io&#8221;. Dall&#8217;altra parte l&#8217; innocente fanciulla (vostra figlia), opportunamente formata ed istruita dalla cara mammina, replica: &#8220;non abbiamo bisogno di nulla, ripassate un&#8217;altro giorno, arrivederci&#8221;. E come se non bastasse arrivati sul pianerottolo non appena la porta di casa finalmente si apre, davanti ai nostri occhi anzichè la fotomodella da sballo vi appare una figura con un casco di bigodini e uno strato di ceretta sopra la bocca per eliminare l&#8217;insorgere dei baffi. Fate per entrare e giù il primo urlo che vi avverte del  divieto di camminare sulla cera appena passata. Vi vengono finalmente lanciate le pattine con le quali attraversate il corridoio pensando di raggiungere il bagno, Ma anche stavolta giunge tempestivo super tarzan con la sua liana impedendovi di entrare perchè appena pulito. Per fortuna abbiamo il nostro catedere portatile dentro la borsa con annesso pappagallo. Vi accomodate in poltrona e subito comincia una scarica di parole che si abbattono come fossero pugni repentini sul vostro povero cervello. Dopo pochi minuti il malcapitato assume le sembianze di un pugile suonato prossimo al nocaut. E intanto lei parla, parla, parla e poi dice:&#8221;che ho detto? vuoi vedere che non mi ascoltavi? E noi furbi, &#8220;ma come no, ecco, sai, io sono d&#8217;accordo con te, in fondo è proprio come dici, alle volte, insomma quanno ce vò, ce vò, embè&#8221;. A questo punto l&#8217;urlo di Van Gogh diventa un misero  scarabocchio di fronte all&#8217;eruzione multipla di decibel proveniente dalle poderose fauci della cara mogliettina.    *Cari amici svegliatevi e rallegratevi siete atterrati a casa vostra, dove le calze non vanno mai in coppia, i cassetti non si chiudono mai da soli, i vestiti sono normalmente pieni di crucce, lo specchio del bagno è disseminato di goccioline e dove si aprono discussioni cruente su come deve stare la tavoletta del Vater, su o giù. Ogni occhiata può ferire e ogni sguardo può diventare un problema irreparabile. Il matrimonio non è un problema da risolvere o un progetto da completare è più semplicemente un rapporto interpersonale all&#8217;interno del quale si deve imparare una lingua diversa dalla nostra lingua madre, possibilmente lo stesso linguaggio che parla nostra moglie che se non ci fosse, diciamocelo sinceramente, bisognerebbe inventarla. W le donne.</p>
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